Luca Bellini

Mettersi insieme è un inizio, rimanere insieme è un progresso, lavorare insieme è un successo (Henry Ford).
Sono l’anima operativa dell’azienda, senza di loro Farina non sarebbe l’azienda di successo che è oggi. Una squadra di persone, con doti, vissuti e sogni diversi, che fanno ogni giorno del lavoro di gruppo e della collaborazione una realizzazione: ognuno di loro con la propria personale unicità…

Luca Bellini

Ruolo: consulente agronomo
Segni distintivi: ama la filosofia e la natura
Motto: “La viticoltura oggi non può più essere quella di cento anni fa ma deve guardare a cosa si faceva in passato, per poter filtrare cosa va mantenuto e cosa va invece rinnovato”
Il medico della vite

 

Intervista a Luca Bellini

Come è iniziata la tua professione da perito agrario?
Quando ero ragazzino avevo una grande passione per le materie umanistiche e per la natura e gli animali. Quando si è presentato il momento di scegliere che scuola intraprendere, io avevo solo quattordici anni e non ero in grado di scegliere. Così mio padre, che svolgeva già la professione di consulente agronomico, scelse per me una scuola che mi permettesse di stare a contatto con la natura: l’istituto tecnico agrario. Capii subito quali erano le materie che mi piacevano molto e quelle in cui invece non ero ferrato, una volta diplomato mi sono messo subito ad esercitare il lavoro che già mio padre svolgeva. Per me questo lavoro rappresenta la mia personale battaglia di riuscire al meglio in ciò che faccio. Tutt’oggi grazie all’azienda per cui lavoro sono messo ogni giorno di fronte ad una sfida. 

Qual’è quindi la sfida più grande del tuo lavoro? 
Fortunatamente è una sfida che ho vinto qualche anno fa, ho avuto un’idea per un fertilizzante biologico naturale a cui credevo quasi solo io. 

Che cosa fai concretamente per Farina? 
Il mio ruolo è quello di fare da pediatra all’inizio della vita delle viti e da medico di base durante il periodo di crescita. Ovviamente non può mancare il mio ruolo da geriatra durante il declino delle piante.

Quanto vive una vite? 
Può vivere molto. Uno dei segni per i quali ti rendi conto dell’attenzione che ha una cantina per la qualità, è generalmente in relazione a quanto vecchie sono le proprie viti. La viticoltura è un mix di tradizione ed innovazione, bisogna che questo connubio sia ben tenuto a mente e rispettato. La viticoltura oggi non può più essere quella di cento anni fa ma deve guardare a cosa si faceva in passato, per poter filtrare cosa va mantenuto e cosa va invece rinnovato. 
Farina, come si posiziona come azienda secondo te? 
 Farina ha delle forti radici che affondano nella tradizione, essendo una delle famiglie storiche nella produzione del vino in quest’area.

Mi daresti la tua visione di agronomo della vite? 
La vite è molto semplice da comprendere se spiegata nel modo giusto. Le radici sono l’ufficio acquisti, ovvero da dove la pianta prende le sostanze di cui ha bisogno per sopravvivere. Le foglie sono invece la fabbrica, che grazie alle materie prime acquistate, la luce del sole e l’aria, producono lo zucchero per se e l’ossigeno per noi, tramite la fotosintesi. Il legno invece è la banca, che si occupa di proteggere la pianta e conserva le riserve non utilizzate, quindi più il legno è grande più la vita è vecchia perché contiene molte riserve. Questo permette al grappolo di svilupparsi al meglio e di sfruttare le riserve accumulate durante la vita. Il grappolo invece è il marketing: alla pianta interessa del seme e non dell’acino, lo zucchero contenuto nell’acino serve da attrattiva per gli animali, questi cibandosi mangiano i semi e permetteranno così alla pianta di riprodursi. Vede, io penso che in natura si possa trovare tutto quello di cui abbiamo bisogno e può insegnarci molto.
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